Dylan Dog 363. Perché nessuno parla della storia della Barbato?

Dylan Dog 363. Immotivato silenzio sull’albo di Paola Barbato.


Dylan Dog 363 contiene la storia intitolata Cose perdute. E’ scritta da Paola Barbato e disegnata da Giovanni Freghieri. L’albo è diventato oggetto di dibattiti sui social network circa un mese fa, quando è stato annunciato Gigi Cavenago nel ruolo di nuovo copertinista. Si è parlato principalmente di Cavenago, dell’addio di Angelo Stano, senza andare oltre. Era giusto così!

Adesso il fumetto è uscito, è in tutte le edicole, ma le discussioni su Facebook e sui forum latitano. Perché? L’ho letto e l’ho trovato ben fatto. Mi è piaciuto il lavoro svolto da Paola Barbato: ha costruito una trama enigmatica ed attraente. Ci ha mostrato un Dylan fragile, disorientato, costretto da alcune circostanze a riscoprire il proprio passato. L’autrice ha mostrato episodi dell’infanzia del protagonista, svelando alcuni dettagli inediti della sua personalità. Lo ha fatto con destrezza, mettendo in piedi una storia di omicidi e vendetta alla quale ha aggiunto le intriganti fantasie fanciullesche dell’Indagatore dell’Incubo. Le motivazioni dell’assassino mi hanno fatto tornare alla memoria un caso reale, affrontato durante la mia carriera di legale. Una vicenda da brividi, cruda e che denuncia alcune bassezze del genere umano. Senza dimenticare il finale da incubo… un finale da “vero Dylan Dog”!

Dylan Dog 363: confrontando i numeri

Ho trovato Cose perdute una versione più realistica di Mater Dolorosa. Mentre per il Dylan Dog firmato da Roberto Recchioni e Gigi Cavenago si è alzato un polverone mediatico, questa volta non sembra esser scattata la scintilla. I recensori, gli autori, i lettori si muovono in massa solo quando c’è un albo evento di mezzo? Hanno finito le energie dopo la “doppietta” Mater Dolorosa – Dopo un lungo silenzio di Tiziano Sclavi? Hanno/abbiamo veramente bisogno di essere stimolati dall’esterno per parlare di qualcosa di bello?

Attenzione, non voglio paragonare le due opere da un punto di vista qualitativo. Il paragone è basato esclusivamente sul fattore “diffusione”. Ci tengo a far notare che in questo mondo “social” non basta sempre far bene le cose per avere le giuste attenzioni. Cose perdute non avrà le pagine colorate, non sarà firmato dal padre biologico o da quello adottivo di Dylan Dog, ma è un fumetto che chiude dignitosamente quest’annata 2016. Lo fa grazie ad una Paola Barbato in splendida forma, che utilizza bene anche i nuovi personaggi della serie. Lo fa grazie ad un Giovanni Freghieri maestro nell’interpretare le sequenze oniriche, dove si fondono sogni e realtà.

Serve davvero sempre quel pizzico di polemica o quel “suggerimento altisonante” per mettere sotto i riflettori un prodotto valido? La risposta sta tutta nella differenza di like e condivisioni tra un fumetto e l’altro. Forse un giorno si arriverà a parlare di ciò che merita senza il bisogno di spinte esterne. Così non ci sarà più bisogno – per il vostro bene – di queste mie antipatiche lamentele contro il “silenzio dei più”.

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