Black Screen, recensione della graphic novel targata Shockdom

Black Screen è il titolo di un racconto a fumetti pubblicato da Shockdom Edizioni. Il soggetto è stato scritto da Lucio Staiano. La sceneggiatura è stata firmata da Giuseppe “Peppe” Andreozzi. Le tavole interne sono state illustrate da Giovanni “Fubi” Guida. Prima di leggere il fumetto consigliamo di leggere la sua presentazione. L’editore prepara il lettore in apertura del volume, fornendo un riassunto ben strutturato, come se fosse un trailer dell’opera.

“Cosa accadrebbe all’umanità se una macchina fosse in grado di prevedere il destino di tutti? E cosa accadrebbe alla nostra esistenza, se questa macchina rivelasse con esattezza il giorno della propria morte? E’ quanto dovranno scoprire e affrontare Garret, Frank, Brian e Amanda, i cui destini si intrecceranno e sfioreranno guidati dal fato, forse, o dalla loro stessa ossessione, nel tentativo disperato di cambiare il proprio futuro. O di trovare il modo di accettarlo”.

La premessa è, senza alcun dubbio, molto interessante e serve per migliorare l’approccio ad un’opera non semplice da seguire , almeno alla prima lettura.

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Black Screen – Un futuro da rileggere

La rapidità narrativa, una struttura non affatto lineare ed un gioco intricato di storie portano il lettore a navigare avanti e indietro tra le pagine, per cogliere con più attenzione dettagli utili a comprendere la trama ed i suoi risvolti. Un bene o un male? In questo caso il fumetto – non più da leggere, ma da analizzare – diventa intrigante. Quando si parla di futuro, delle possibilità di manovrarlo, delle speranze di plasmare il proprio destino dopo averlo conosciuto, è lecito aspettarsi un turbine di eventi, più o meno incastrati per stuzzicare la curiosità del lettore…

La sceneggiatura dell’opera non era affatto facile da affrontare, considerata anche la profondità del soggetto. Lucio Staiano racconta alcune vicende drammatiche, lo fa con tatto, dimostrando il peso di ogni piccola azione. Parla, principalmente, dell’impotenza dell’umanità di fronte alla grandezza del tempo. Spiega perché determinati poteri assoluti non possono restare a servizio di tutti. O forse no? Il finale della storia non è lapidario, anzi lascia quel senso di stordimento che toglie certezza ad ogni risposta.

La caratterizzazione dei personaggi principali è fondamentale per questa storia. Non si può parlare di destino, di futuro e di passato senza conoscere a menadito la psicologia dei protagonisti. Tutti diversi, tutti vicini e lontani, tutti legati dal caso ed usati per dare colore a quello schermo nero che si affaccia su ciò che non è dato sapere. Per conoscerli veramente, per capirli una seconda lettura è indispensabile.

Black Screen – I disegni

Giovanni “Fubi” Guida è bravo, perché il suo stile sottile e pacato ben si sposa con il genere. Aggiunge fascino all’opera: è pratico, con pochi dettagli racconta gli eventi, senza rubare spazio e visibilità alla trama. Sa essere anche macabro all’occorrenza e gli sguardi dei suoi personaggi trasmettono quell’ansia indispensabile per un fumetto che gioca con la mente del lettore. Una sola sbavatura a monte: due protagonisti sono simili nello stile e ciò potrebbe aggiungere confusione ad una trama già caotica.

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