Emiliano Mammucari e Mauro Uzzeo: curiosità su 20 anni di carriera

Emiliano Mammucari e Mauro Uzzeo hanno partecipato al BGeek 2017 a Bari. Sono stati protagonisti dell’incontro denominato “Coltivare tempesta: un viaggio di vent’anni tra pubblico, editori e storie da raccontare”. Hanno parlato del passato, del presente e del futuro della loro carriera. In questo articolo metteremo in evidenza i passaggi più interessanti di questo evento.

Prima di tutto si è parlato della data di esordio come professionisti. Secondo Emiliano Mammucari la loro carriera ha preso il via nel 1997, quando con Alessandro Bilotta ha fondato la casa editrice Montego Bay, coinvolgendo alcuni suoi amici. All’epoca non era affatto facile imparare il mestiere. Quando collaborava con Comic Art, in un mondo senza Facebook, Emiliano ha dovuto “infastidire” tutti i protagonisti per studiare e crescere come professionista. Infatti, oggi consiglia ai giovani di mettersi alla prova, autoproducendosi, creando nuove realtà creative lavorando in gruppo.

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Emiliano Mammucari e Mauro Uzzeo – carriere a confronto

Secondo Uzzeo, Mammucari a 18 anni era già un fenomeno. Ai tempi della Montego Bay avevano formato una comitiva di ragazzini con la giusta arroganza, quella genuina che ti porta a volere fare le cose per bene. Avevano una visione: volevano dare un’identità alla loro casa editrice, senza limitarsi. Infatti, ci descrive la Montego Bay come un galeone che incontrava le varie isole del fumetto (isole intese come anime), senza mai fermarsi.

Il progetto Montego Bay durò alcuni anni, poi Emiliano Mammucari prese una strada diversa, mentre qualcuno ha litigato (ricorda Uzzeo), ma ancora oggi si può dire che i vari componenti si vogliono bene. Il gruppo non era formato solo da Mammucari, Bilotta, Uzzeo. C’erano Franco Urru e Marco Marini. Collaborò con loro Borgioli e quell’altro fenomeno chiamato Carmine Di Giandomenico.

Dunque, Mauro Uzzeo è nato, professionalmente, come fumettista. Poi, ad un certo punto, si allontanò dal settore per are altro, poiché con i fumetti non era facile “campare”. E’ stato cameriere, commesso, finché un bel giorno iniziò a collaborare con una casa di post-produzione televisiva, che trovò interessante il suo materiale e lo avviò ad una nuova carriera da “regista di spot”. Uzzeo ha confessato di aver studiato tanto per conquistarsi questo “mestiere”, ma segretamente continuava ad invidiare i suoi amici che facevano fumetti. Per questo non ha mai smesso di esercitarsi a realizzare fumetti! Nel frattempo ha dato vita a quello spot, noto in tutta Italia, con protagonista la particella di sodio dell’acqua Lete.

Emiliano Mammucari e Mauro Uzzeo – piccole rivoluzioni

Invece, Mammucari ha firmato il primo numero di John Doe (di Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni), una serie a fumetti che Uzzeo acquistava assiduamente con malinconia. Leggendola ritrovava i suoi amici, il suo gruppo, le persone con cui era cresciuto artisticamente e non solo. Così, un bel giorno, si è ritrovato anche lui all’interno del progetto John Doe ed ha potuto scrivere con Bartoli e Recchioni la quarta stagione.

La carriera di Mammucari ha preso l’ennesima svolta grazie l’esordio su Napoleone (Bonelli) di Carlo Ambrosini. Lui è sempre stato un perfezionista, ma in quest’occasione ha capito che doveva prendere più alla leggera il suo lavoro, dando meno importanza a certe “regole”. Ha ricevuto lezioni molto utili da Ambrosini! Inoltre, è riuscito a raggiungere un primato notevole: far colorare in digitale le copertine della miniserie Caravan. Era una novità assoluta in Bonelli, per questo ci fu una riunione molto seria in merito che determinò poi questa svolta “moderna”.

Guai considerare “moderna” la soluzione di sfasciare la “gabbia Bonelli“. Emiliano la considera come uno strumento importante ed utile, che non deve essere sfasciato assolutamente, ma solo modificato. Infatti, non crede di aver rivoluzionato la Bonelli lanciando una serie come Orfani. Al contrario crede di aver scrostato alcune regole, modernizzandole. La Bonelli non deve essere stravolta!

Emiliano Mammucari e Mauro Uzzeo – I segreti di Orfani

Mauro Uzzeo ha spiegato cosa serve per essere un bravo fumettista: è indispensabile essere ossessionati da questo lavoro. Vede nel collega un’ossessione totale nel disegnare al meglio le tavole. La sua ossessione, al contrario, è quella di raccontare storie. All’inizio lo faceva attraverso linguaggi diversi e spesso si dimenticava di parlare di se stesso, del suo presente. Dopo l’apertura di un blog e grazie ad una proposta di lavoro sull’Internazionale ha capito, invece, di essere molto bravo nel mettere nelle sue storie se stesso.

Questo lo abbiamo visto su Orfani, dove ha potuto parlare dei suoi gusti, delle sue passioni, omaggiando persino i suoi street artist preferiti. Ha spiegato che lavorare nella Sergio Bonelli Editore è un po’ come quando un calciatore viene convocato in nazionale. La Bonelli convoca ed è qualcosa di veramente prestigioso. Lui è stato scelto anche perché poteva portare un bagaglio culturale diverso, fatto di cinema, televisione, pubblicità.

Emiliano è solo un disegnatore? In realtà no, visto che è un creativo con tante idee nella testa. Uzzeo ha sottolineato più volte il valore di Mammucari, ricordando del suo esordio come sceneggiatore e scrittore nella stagione Terra di Orfani, dove ha lavorato al fianco del fratello Matteo, altro professionista eccellente, noto nel mercato dei foto-romanzi.

Emiliano Mammucari e Mauro Uzzeo – Linguaggio Bonelli e stile Bonelli

Emiliano ha confessato di amare scrivere, ma ha avuto un po’ di timore durante la sua prima esperienza, per questo ha coinvolto altri autori, lavorando con tutti in una stessa stanza. Entrambi i fumettisti concordano che è stata un’esperienza molto divertente e costruttiva. I vari creativi addirittura avevano il ruolo di interpretare con la voce alcuni personaggi, per costruire le varie vicende. Uzzeo, in questa circostanza, ha ricordato che recitavano in “romanaccio“, per poi tradurre tutto in “linguaggio Bonelli”. L’italiano è ben diverso dal “bonelliano”!

Lo stesso Uzzeo ha chiuso l’incontro ricordando una frase detta da Masiero, che ricorderà a vita: “Voglio circondarmi di persone che lavorano sul serio senza prendersi troppo sul serio“. Questa è lo stile Bonelli!

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