Dylan Dog Nel Mistero di Tiziano Sclavi mi ha trasmesso tristezza

Dylan Dog Nel Mistero di Tiziano Sclavi e Angelo Stano non è una storia allegra. Da queste parti non è facile trovare situazioni felici:  il carattere del protagonista, ingenuo e poco ottimista, ed il suo ruolo lo espongono al pericolo; lo stesso genere horror punta ad intimorire, scuotere, provocare il lettore spingendolo verso l’oscurità.

Certo, c’è sempre Groucho, la nostra ancora di speranza, quel “ruba sorrisi” che aggiunge colore e calore ad ogni storia, ma in quest’occasione i suoi tentativi di allontanare la tristezza sono abbastanza vani. Nel Mistero è una storia cupa, costruita da eventi disturbanti messi in sequenza, scene crude che ricordano che tutto ha una conclusione. La morte per Sclavi sembra essere il ticchettio continuo di un orologio, posizionato chissà dove, sempre presente. E’ un richiamo vero un “niente” misterioso, al quale non riusciamo a dare una definizione tombale, ma che immaginiamo attraverso fantasiose teorie.

Dylan Dog Nel Mistero… e nella Morte

C’è chi vede la fine come l’opportunità di un nuovo inizio, c’è chi non crede nella conclusione dell’esistenza, c’è chi aspetta senza patemi d’animo il buio assoluto. Tutte interpretazioni accennate nel racconto di Sclavi, dove preferisce mascherare la “Morte”, renderla elegante, raffinata e signorile. La corteggia, la vede con un’identità ben definita, non più pallida e consumata. Questo fa ancora più paura. Cosa provava l’autore durante la scrittura? Cosa prova oggi quando pensa al suo futuro? Perché ha questa visione prossima della fine?

In effetti l’atmosfera non è delle migliori: l’Indagatore dell’Incubo è invitato a vivere da vicino una serie di drammi. Partecipa ad un macabro festival della decadenza e della tragedia. Non sembra così scosso, ma appare quasi freddo di fronte questi eventi. La conclusione di ogni cosa viene affrontata con distacco, accettazione, curiosità. In tanti perdono la vita: sono personaggi anonimi, come in fondo lo siamo tutti…

La poetica di Sclavi è contagiante, fa scaturire riflessioni e sentimenti. Comunica con dialoghi semplici, essenziali, senza ricorrere ad stratagemmi narrativi per gonfiare le tavole di nulla. La ricchezza della sua arte cresce nel poco, nel silenzio e nel mistero.

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